Acqua di mare: si può bere?

Acqua di mare: si può bere?

Estate, caldo, sudorazione, sete, acqua. Un’equazione scontata: l’acqua disseta e risolve il fabbisogno del nostro organismo. Ma se nell’equazione ci inserissimo il mare, ovvero l’acqua del mare? La domanda – che può apparire peregrina – è stata oggetto di studio da parte di specialisti e scienziati. Essa è ricca di minerali tra i quali potassio, magnesio, ferro e iodio, nonché rame, zolfo e naturalmente sodio, importanti per il benessere psico-fisico; e in tempi antichi l’acqua di mare era utilizzata per cucinare (numerosi, erano, infatti, gli usi che le popolazioni residenti a ridosso del mare facevano di quest’acqua ricca di elementi naturali: sia a scopo alimentare che terapeutico). Ancora oggi, durante la stagione calda si passa molto tempo a contatto con essa: in spiaggia come in barca. Ora, tralasciando l’aspetto medico-sanitario, quello su cui ci soffermiamo è quello potabile. Può l’acqua di mare essere ingerita per dissetarsi? La risposta è sì, opportunamente sottoposta a trattamento di depurazione, l’acqua di mare si può bere. Pensate all’acqua utilizzata durante le crociere. Ve lo immaginate un carico di acqua potabile a bordo di una nave? Quanti ettolitri sarebbero costretti a imbarcare le compagnie che organizzano viaggi in mezzo al Mediterraneo o addirittura nell’oceano? Queste, piuttosto, hanno dotato le loro imbarcazioni di potenti impianti di depurazione, tali da attingere l’acqua di mare e renderla potabile per uso alimentare.

Come avviene ciò? “È possibile – risponde Mauro Messina, brand owner di Biosalus, azienda leader in Italia nel trattamento delle acque – grazie a un meccanismo che permette dapprima di addolcire l’acqua di mare e successivamente depurarla attraverso un processo di osmosi inversa. L’acqua di mare raccolta – spiega Messina – viene innanzitutto canalizzata in una vasca di sterilizzazione; dopodiché, attraverso pompe di rilancio avviene una filtrazione a doppio livello e successivamente viene accumulata in una seconda vasca in cui è pronta per il processo di microfiltrazione e dissalazione, e questo processo, attraverso membrane osmotiche, consente di eliminare metalli pesanti e sale in eccesso. A questo punto l’acqua viene rimineralizzata nel giusto equilibrio ed è pronta per la somministrazione. Molti amanti del mare montano i nostri impianti sulle loro imbarcazioni”.

L’osmosi inversa.

È basata sul principio del bilancio. Due fluidi che contengono diverse concentrazioni di solidi dissolti entrano in contatto tra loro e si mescolano finché la concentrazione diventa uniforme. Quando questi due liquidi sono separati da una membrana semipermeabile (che lascia passare il fluido, mentre i solidi disciolti restano dall’altra parte), il fluido contenente la minore concentrazione passerà attraverso la membrana verso il liquido a maggiore concentrazione di solidi dissolti. Dopo un certo tempo il livello dell’acqua sarà più alto da un lato della membrana. La differenza in altezza è detta pressione osmotica. Applicando una pressione che supera la pressione osmotica, si ha l’inversione. I fluidi vengono spinti indietro attraverso la membrana mentre i solidi dissolti restano dall’altra parte.

I vantaggi.

√ Si applica ad acque con qualsiasi contenuto salino, da quella di falda a quella di mare

√ Non vengono impiegati prodotti chimici che necessitano di smaltimento dopo l’uso (quindi nessun inquinamento)

√ Costi di esercizio relativamente contenuti rispetto agli impianti a resine, soprattutto in presenza di alta salinità influente

√ Il processo non richiede periodiche rigenerazioni come avviene negli impianti a resine